25.6.12

MEMORIA DELLA MORTE DI CHIAVONE (3)

A 150 anni dall’esecuzione di Luigi ALONZI nella Valle dell’Inferno ( Trisulti ) esprimo vive congratulazioni agli Organizzatori della significativa Manifestazione a FONTANAFRATTA e al Relatore Ufficiale Prof. Michele Ferri. Con qualche contributo personale di riflessioni e considerazioni. Infatti ogni iniziativa di ricordo e di studio del notevole Personaggio nativo della località Branca di Selva - Chiesa Nuova (1825) merita attenzione e approfondimento, nella ricerca della nostra identità umana e politico-culturale.

L’operazione  più urgente e opportuna, che, a mio personale giudizio, va compiuta, è quella di sottrarre il Personaggio storico da appropriazioni di parte e a nostalgiche suggestioni di improponibili rivincite o restaurazioni. Come anche da addomesticamenti celebrativi e autoesaltanti. In questo intento ci aiuta molto lo stile narrativo sobrio ed equilibrato di Michele Ferri confermato ampiamente nella Relazione dell’evento.
   Illuminante pertanto risulta la lettura del testo di quest’ultima, anticipata dall’Autore nell’Opuscolo “ IL BRIGANTE CHIAVONE: importanza e limiti della sua azione in favore dei Borboni.

Intanto il fatto storico che sorprende e che solleva inquietanti interrogativi circa l’umana tragica vicenda di Luigi Alonzi, nostro conterraneo di un secolo e mezzo fa, è che egli fu ucciso con infamia e ignominia da due suoi colleghi comandanti borbonici, Tristany e Zimmermann, certamente d’intesa con la centrale organizzativa di Roma al servizio dei Sovrani in esilio Francesco e Maria Sofia.

Osserva acutamente il Ferri che uno dei limiti politico-culturali del Brigante fu quello di non capire l’importanza di agitare la leva della protesta sociale delle masse sfruttate contadine e operaie, che si erano spontaneamente ribellate il 25 novembre 1855 e che già nel maggio 1852 aveva provocato episodi di luddismo nelle industrie laniere di Isola  di proprietà delle Famiglie Ciccodicola – Polsinelli, e scioperi ad Arpino con lo storico manifesto: ‘Oppressi Lavorieri’. Si comprende che Chiavone era suggestionato profondamente dal principio della difesa di TRONO e ALTARE, praticato con determinazione,  degna di miglior causa, dal Vescovo Montieri. Altro grave limite del comportamento politico-militare del Brigante della Selva fu certamente la sua incapacità di gestire diplomaticamente, e senza conflittuali gelosie, il rapporto collaborativo con gli Ufficiali stranieri, che la Corte di Roma inviava sul confine sud-orientale dello Stato della Chiesa, man mano che la presenza dell’esercito italiano-piemontese si rafforzava nel territorio.

In conclusione ‘Chiavone non è stato un eroe positivo… (ma) …un paladino sfortunato di una forma di potere che si avvertiva anacronistica, di una struttura statale ormai obsoleta, di una dinastia che, dopo l’ottimo Carlo III e per un intero secolo, nonostante i tanti fortissimi scossoni rivoluzionari … era rimasta pigra, politicamente ingessata e per niente lungimirante’.

Pertanto non mi sembra che ci resti spazio per entusiasmi neo-filo-borbonici, nonostante la benefica dilagante moda revisionistica. Forse questo si dovrebbe anche dire e illustrare chiaramente e articolatamente al pubblico, che ascolta ed applaude. Anche quando si celebrano proficuamente memorie di eventi e personaggi della nostra storia.

·        * Sora 24 Giugno 2012. Scritto a cura di Egidio Paolucci con l’intesa di Michele Ferri (Foto). Altre foto su: http://www.facebook.com/domenico.laposta

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