14.4.26

L’asimmetria del valore nell’arte: tra volatilità e storicizzazione (Case Study: Michele Rosa 1925-2021)

Il Dottor Errico Rosa sottopone 

un’analisi dedicata alle dinamiche di svalutazione nel mercato dell’arte contemporanea e ai meccanismi che ne sostengono la tenuta nel lungo periodo. 

L’articolo esamina i principali fattori che incidono sul crollo delle quotazioni — dal flipping aggressivo alla perdita di “urgenza” culturale — e propone (in occasione della conclusione del centenario della nascita) come caso di studio la figura di Michele Rosa (1925–2021).

L’analisi evidenzia come la gestione dell’archivio e il radicamento istituzionale possano agire da stabilizzatori del “coefficiente d’artista”. Nelle considerazioni conclusive, il contributo propone una chiave di lettura prospettica: nel mercato globale emergente, la resilienza del valore artistico dipenderà dalla capacità di operare simultaneamente in più ecosistemi (occidentale, asiatico e digitale) ridefinendo i tradizionali criteri di legittimazione.

Il Dottor Errico Rosa resta a disposizione per eventuale conferma come pure per approfondimenti, o per l’invio di materiale fotografico. 
Il professionista rende noto il testo integrale dell'articolo ed è a disposizione per comunicare il link per ulteriori informazioni e allegati fotografici da visitare.

L’ASIMMETRIA DEL VALORE NELL’ARTE CONTEMPORANEA: TRA VOLATILITÀ SPECULATIVA E STORICIZZAZIONE


IL CASO MICHELE ROSA (1925-2021)

C’era una volta l’arte delle Accademie e dei Salon di fine ‘800, in cui talento e critica ufficiale erano filtrati da istituzioni fortemente gerarchizzate e già legate a logiche di mercato e di prestigio. Oggi, dopo la rivisitazione critica delle avanguardie – da Marcel Duchamp in poi – ci troviamo in un mercato dell’arte globalizzato dove mode, speculazione e visibilità mediatica selezionano poche ‘star’, mentre molti artisti restano in ombra, in un contesto che esalta l’ascesa continua di nuove icone contemporanee.

Presenze capaci di eclissare prepotentemente attori che fino a non molto tempo fa erano promesse nel mondo del mercato dell'arte ed ora appaiono stelle dimenticate e quantomeno offuscate. Un silenzio, per questi, che si allarga lentamente: le mostre si fanno sempre più rare poi scompaiono, le gallerie interrompono i rapporti e cambiano vetrina, le quotazioni calano inesorabilmente. Un fenomeno questo che non può essere spiegato in termini esclusivamente di qualità artistica ma si inquadra all’interno di intrecci ed interessi economici, culturali e istituzionali che trasformano il mercato dell'arte contemporanea in un ecosistema altamente selettivo, dove il valore non dipende solo dalla forza di un'opera, ma dalla sua capacità di reggere la pressione di speculazioni, mode e cambiamenti di paradigma.

Uno degli aspetti più evidenti è la crescente estremizzazione del mercato che penalizza quelli di media qualità. Senza scendere nel dettaglio cronologico del fenomeno, possiamo affermare che dagli anni ’80 e ’90, con un'accelerazione decisiva negli anni 2000, esso ha assunto caratteristiche simili a quelle di un'economia del tipo "chi vince prende tutto", dove pochi artisti concentrano la maggior parte delle risorse economiche.

Nomi come Jean-Michel Basquiat o Jeff Koons rappresentano esempi emblematici di questa dinamica: le loro opere raggiungono cifre straordinarie e sono percepite come beni rifugio capaci di navigare indenni le fluttuazioni dei mercati.

Come già evidenziato da Georgina Adam in "Dark Side of the Boom. The Excesses of the Art Market in the 21st Century" (1), la maggior parte del denaro e del valore commerciale si concentra su un numero esiguo di artisti "star" e top-lot venduti da grandi gallerie o case d'asta in grado di manipolazione le quotazioni, mentre la restante parte del mercato e degli artisti fatica a emergere. Su questi nuovi artisti, si costruiscono narrazioni di successo e prospettive di crescita che determinano quotazioni spesso sostenute più da aspettative che da consolidati riconoscimenti critici. "Fenomeni del momento", il cui valore risulta fondato più sulla promessa che sulla storicizzazione.

Quando il ciclo si inverte e la domanda speculativa rallenta, si attivano dinamiche di rapida rivendita delle opere acquistate con l'obiettivo di realizzare profitti immediati. Se questo comportamento si diffonde, l'offerta sul mercato secondario aumenta improvvisamente, superando la domanda e determinando un calo dei prezzi che può diventare irreversibile.

A questa dimensione economica si affianca quella istituzionale, che gioca un ruolo determinante nella stabilizzazione del valore artistico. Un artista non si afferma definitivamente finché il suo lavoro non entra in un circuito di riconoscimento più ampio: musei, biennali, collezioni pubbliche, pubblicazioni critiche. Questi elementi costituiscono una sorta di mano protettiva che frena la caduta, proteggendo l’artista dalle fluttuazioni del mercato. Senza di essi, l'opera resta esposta alle sole logiche commerciali, diventando vulnerabile a ogni cambiamento di gusto o di interesse. La mancanza di un solido supporto istituzionale è, infatti, una delle principali cause del declino di molti artisti che, pur avendo conosciuto un iniziale successo, non sono riusciti a consolidare una posizione nel lungo periodo.

Vi è poi il rischio di obsolescenza dell'arte contemporanea quando questa privilegia la moda passeggera rispetto alla ricerca profonda, finendo per svalutarsi a causa della sovraesposizione. Ciò che appare innovativo in un determinato momento può diventare, nel giro di pochi anni, ripetitivo o privo di incisività.

Temi come sostenibilità, identità, inclusione ed etica sono oggi centrali nel discorso artistico e influenzano profondamente il modo in cui le opere vengono recepite. In questo contesto, non è solo la produzione artistica a essere valutata, ma anche la figura pubblica dell'artista. La biografia diventa parte integrante dell'opera: comportamenti controversi, posizioni ritenute problematiche o scandali personali possono avere ripercussioni dirette sul mercato, costringendo gallerie e istituzioni a tagliare i ponti. In alcuni casi si assiste a vere e proprie forme di esclusione simbolica, con mostre cancellate e opere rimosse da spazi pubblici. Questo fenomeno evidenzia come il valore artistico non sia più separabile dal contesto sociale in cui si inscrive.

Accanto a questi fattori macroscopici, esistono dinamiche più tecniche ma altrettanto decisive, basate su reti di influenza, su equilibri delicati tra diversi attori. La galleria che rappresenta un artista svolge spesso un ruolo di "market maker", ovvero di soggetto capace di sostenere e difendere le quotazioni, promuovere il lavoro presso collezionisti e istituzioni, costruire una narrativa coerente. Se questo supporto viene meno - per la chiusura della galleria o per una scelta strategica - l'artista perde un punto di riferimento fondamentale. Analogamente, quando un piccolo gruppo di collezionisti influenti decide di vendere in massa le opere di un certo autore, il segnale inviato al mercato può essere catastrofico: i prezzi crollano e la fiducia si riduce, innescando un effetto domino difficile da arrestare.

In questi processi di ridimensionamento dell’opera d’arte vi anche un ulteriore elemento, spesso sottovalutato, che riguarda la materialità dell'opera. Molti artisti contemporanei utilizzano materiali sperimentali o soggetti a rapido invecchiamento: plastiche, componenti elettroniche, supporti organici. Se l'opera manifesta segni di degrado difficilmente reversibili, il suo valore può diminuire drasticamente. La conservazione diventa quindi una questione cruciale, così come l'autenticità e la provenienza. Eventuali incertezze documentarie o dubbi sull'attribuzione possono compromettere la fiducia del mercato, rendendo le opere difficilmente collocabili nei circuiti ufficiali.

In questo complesso contesto, il valore artistico emerge come il risultato di una complessa interrelazione tra diversi attori:

le gallerie operano nel mercato primario, introducendo e promuovendo gli artisti;

le case d'asta intervengono nel mercato secondario, rendendo pubblici i prezzi e contribuendo a definirne la percezione;

critici e curatori forniscono un quadro interpretativo che legittima l'opera sul piano culturale;

musei e istituzioni intervengono nel processo di storicizzazione, sottraendo le opere alla circolazione e conferendo loro uno status duraturo;

infine, i collezionisti più influenti agiscono come amplificatori, orientando le scelte di altri operatori.

In termini esemplificativi, è interessante esaminare il profilo del pittore Michele Rosa (1925–2021) in concomitanza nel 2025 della conclusione delle celebrazioni dei 100 anni dalla sua nascita, poiché offre un caso di analisi particolarmente significativo in quanto artista, sebbene ai margini dei circuiti speculativi dei grandi galleristi e case d’asta, supportato da una riconosciuta storicizzazione testimoniata dalla presenza diffusa di sue opere in prestigiose istituzioni pubbliche e private. Tra queste si annoverano la collezione presso la Biblioteca 'Altiero Spinelli' della Regione Lazio, la Camera di Commercio di Frosinone, Unindustria Roma e il Museo 'Costantino Barbella' di Chieti. Il suo percorso istituzionale prosegue con la Pinacoteca Civica di Avezzano, l'Ambasciata d'Italia in Lussemburgo, la Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino e diversi atenei, tra cui la 'Sapienza' di Roma, l'Unicas di Cassino e la LIUC di Castellanza.

Un ruolo importante è stato appunto svolto dalle iniziative poste in campo in coincidenza delle celebrazioni per il centenario (1925–2025), che hanno dato origine a mostre antologiche e retrospettive diffuse in diversi centri - Sora, Arpino, Roma, Gaeta (Museo Archeologico, Sora; Fondazione U. Mastroianni, Arpino; Europa Experience – David Sassoli, Roma; Camera di Commercio, Roma; Pinacoteca di Arte Contemporanea, Gaeta) generando un picco di visibilità e interesse che ha spinto le quotazioni verso l'alto. Questi eventi non si limitano a celebrare una carriera ma riattivano l'interesse critico e commerciale, riportando l'artista al centro dell'attenzione. In questo quadro si è aggiunta la riscoperta della produzione fotografica degli anni ’60 e ’70 che ha rappresentato un ulteriore elemento di valorizzazione, aprendo un nuovo segmento di collezionismo e conferendo al lavoro di Rosa una doppia valenza - pittorica e fotografica, storica e documentaria - che ne amplia il pubblico di riferimento e riduce la dipendenza da un unico segmento di mercato.

Il caso analizzato conferma che la solidità di un artista non dipende da un singolo fattore, ma dalla convergenza di più dimensioni - economica, critica, istituzionale e culturale. Tuttavia, questo quadro interpretativo, per quanto ancora valido, rischia di non cogliere le trasformazioni strutturali nel sistema dell'arte globale attualmente in corso. Guardando al futuro prossimo, il mercato dell'arte contemporanea si trova di fronte a una svolta epocale che potrebbe ridefinire radicalmente i meccanismi di attribuzione del valore. L'emergere delle tecnologie blockchain e degli NFT ha introdotto elementi di tracciabilità e democratizzazione che potrebbero erodere il monopolio informativo delle grandi gallerie.

Parallelamente, la crescita esponenziale del mercato asiatico - con Cina, Corea del Sud e paesi del Golfo che stanno costruendo infrastrutture museali ambiziose - sta spostando i centri di potere tradizionalmente concentrati tra New York e Londra.

Nel caso specifico di Michele Rosa, la sfida non è tanto mantenere le quotazioni attuali, quanto garantire che la produzione pittorica e fotografica entri stabilmente nei programmi di ricerca delle università, nelle collezioni dei nuovi musei internazionali e nei database digitali che stanno ridefinendo la storiografia artistica.

La presenza nelle istituzioni italiane, per quanto importante, non basta più: è necessario un posizionamento geograficamente diversificato che tenga conto delle nuove geografie del collezionismo. Il vero elemento connotante nei prossimi dieci anni non sarà tra artisti quotati e non quotati, ma tra chi avrà costruito una presenza stabile in almeno tre ecosistemi paralleli (il mercato occidentale tradizionale, i nuovi mercati asiatici e mediorientali, e le piattaforme digitali di certificazione e scambio) e chi resterà ancorato a un solo sistema di riferimento.

La lezione che emerge dall'analisi delle fluttuazioni del valore è che la resilienza non nasce dall'eccellenza in un singolo ambito, ma dalla capacità di radicarsi simultaneamente in più terreni, creando una rete di legittimazione che nessun singolo shock di mercato possa smantellare completamente. In questo scenario, la commemorazione del centenario di Michele Rosa rappresenta non un punto di arrivo, ma una finestra temporale strategica: il momento in cui decidere se la sua eredità artistica rimarrà un fenomeno prevalentemente regionale e nazionale, o se potrà aspirare a quel riconoscimento internazionale durativo che, nel mercato globalizzato dell'arte, costituisce l'unica vera garanzia contro l'obsolescenza.


(1) Adam, Georgina (2017), Dark Side of the Boom. The Excesses of the Art Market in the 21st Century, Lund Humphries, Londra.

Dott. Errico Rosa
(già architetto e docente di Storia dell’Arte).

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