2.5.13

L'incontro vescovo Gerardo - Sindaci

Sabato 4 maggio alle ore 10 nella Scuola di Formazione Teologica Il vescovo Gerardo incontra i Sindaci dei Comuni della Diocesi di Sora Aquino Pontecorvo

di Gianni Fabrizio

Mons. Gerardo Antonazzo ha caldamente espresso il desiderio di avere un incontro di conoscenza e di amicizia con tutti i sindaci del Comuni inclusi nell’ambito territoriale della Diocesi di Sora Aquino Pontecorvo. Pertanto, comunica il vicario mons. Antonio Lecce, è stato organizzato un incontro previsto per sabato 4 maggio, alle ore 10, presso la Scuola di Formazione Teologica, in Piazza Indipendenza. Il nuovo vescovo desidera sempre più conoscere a fondo la realtà sociale, civile ed economica del nostro territorio. Lo ha ribadito con forza nel rispondere al saluto che ha rivolto il 21 aprile scorso, in Piazza S. Restituta, al sindaco di Sora, dott. Ernesto Tersigni. Riportiamo, qui di seguito, alcuni di quei passaggi.
“Io non conosco ancora le difficoltà socio-economiche del nostro territorio,ha detto mons. Gerardo Antonazzo, ma non saranno, credo, troppo diverse, da quanto l’intero Paese sta attraversando. La conferma, purtroppo drammatica, è data anche dalla morte di Loffredo a Isola Liri. La domanda resta la stessa per tutti: cosa si può e si deve fare? Nei testi del  Concilio Vaticano II troviamo parole di incoraggiamento per tutti: “… la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia” (GS 1); e ancora: “La Chiesa stima degna di lode e di considerazione l'opera di coloro che, per servire gli uomini, si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità” (GS 75).                                        
A tutti  propongo, in aggiunta, la provocazione di don Tonino Bello, che faccio prima di tutto mia:  “Coraggio, fratelli miei, dobbiamo uscire di più. Dobbiamo innamorarci di più della Città. Dobbiamo amare di più le istituzioni. Dobbiamo collaborare di più con tutti coloro che nella cosa pubblica si impegnano perché le cose vadano meglio, perché la gente sia più felice, perché dorma tranquilla, perché abbia una casa e un lavoro, perché sia assicurato il futuro dei giovani”.
Ognuno di noi, Chiesa e Società civile, ciascuno nel proprio ambito di azione, è chiamato ad esercitare responsabilità e competenze sempre più qualificate, che restano distinte, ma non divergenti,  autonome ma non contrapposte.
Siamo tutti consapevoli di essere al servizio delle medesime persone. I nostri fedeli sono i vostri cittadini, pertanto unica e convinta deve essere la passione per la Città degli uomini.
Senza dimenticare quanto afferma il Papa Paolo VI: “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri” (OA, 46).
Il mio entrare in Città  vuole gridare la verità e l’impegno di una Chiesa che deve scegliere di stare dalla parte dei più deboli, di vivere dentro le fragilità del mondo,  per essere credibile modello di servizio a favore dell’umanità da amare, rinnovare, redimere, salvare.                                                                            
E allora, concludeva il vescovo Gerardo, la nostra speranza di novità diventerà certezza, e potremo dimostrare che dal tronco di questa nostra storia, sfigurata dalle molte ingiustizie, esploderanno gemme rigonfie di vita, che preannunciano la nuova primavera del Regno di Dio”.
Sarà un primo incontro ricco di contenuti e di speranze e certamente ne seguiranno altri, utili alla reciproca collaborazione per la crescita umana e sociale dell’intero nostro territorio.


Lunedì 29 aprile c'è stata la gradita visita Il Vescovo Gerardo al  Centro pastorale “San Luca”

di Antonella Piccirilli
Allegra gioia condivisa per la visita del nostro vescovo Gerardo, che lunedì  pomeriggio, 29 aprile, ha visitato per la prima volta il Centro pastorale San Luca, nel cuore della città di Sora, accolto da oltre cento volontari di realtà e servizi  diversi  e dai sacerdoti direttori dei vari uffici diocesani presenti nella  stessa sede.  Ad accoglierlo all’arrivo alcuni degli operatori del Centro San Luca, oltre naturalmente a don Francesco Cancelli, mons. Antonio Lecce, don Teofilo Toma Akuino che hanno accompagnato “don Gerardo” in ogni angolo, presentando ogni realtà, con i referenti delle  attività e dei servizi  pastorali.
In ogni stanza in cui è passato, mons. Antonazzo ha mostrato il volto del padre e del pastore: ad ogni passo un breve incontro, la presentazione di ciascuna realtà, in una sintesi di sguardi, confidenze, saluti con i responsabili delle molteplici attività sia cittadine che diocesane, dal dopo scuola, alla Caritas e Migrantes diocesane con le loro varie articolazioni e servizi, ai vari uffici di pastorale giovanile, pastorale universitaria, pastorale della famiglia, il Centro diocesano vocazioni, le confraternite, l’Azione cattolica, la Conferenza di San Vincenzo, la ludoteca, l’Agendi con le famiglie e i ragazzi disabili, il centro Famiglia, la comunità Faro, gli ospiti con situazioni speciali, i bambini, i giovani. Tutti hanno ricevuto lo sguardo amorevole, l’attenzione garbata, il sostegno vigile della presenza del pastore che si immerge nelle situazioni, vuole conoscerle per condividerle, incoraggiarle, aprirle verso orizzonti di amore  autentico e sempre più agganciato al Vangelo della carità. Momenti intensi per ciascuno, attimi di intesa e di affidamento, di condivisione “vitale”, nella certezza che un cuore di padre accoglie anche le parole non dette, le attese sospese dietro il sorriso, gli abbracci della sofferenza dei più fragili e l’impegno di chi scommette la vita alla sequela di Cristo.
Terminata la prima visita  degli ambienti, il saluto ai volontari dell’ampio servizio Caritas, sia a livello diocesano che zonale, è seguito il momento di preghiera con tutti, da cui prendiamo le preziose parole indirizzate ai presenti.  Sono state parole che hanno il sapore della verità e  della profezia:
“A volte come cristiani abbiamo ceduto alla tentazione di far passare un’immagine di chiesa segnata dalla logica di potere, di affermazione, di visibilità, di imposizione, di strutture... La chiesa deve vivere nel segno dell’amore, è segno e fermento della carità nel mondo, perché Dio è Amore. Annunciare il Signore significa testimoniare, esercitarsi nella carità. La fede deve incarnarsi nella carità, ma anche le opere che noi svolgiamo devono essere impregnate di fede, è lì che troviamo il perché  di quello che facciamo! Perché lo facciamo? L’unico motivo è questo: perché l’altro riconosca il volto di Cristo.
La nostra carità non deve essere una sorta di assistenzialismo sociale, non è un’opera di supplenza delle istituzioni, ma anzi deve un’opera essere talmente profetica da provocare le istituzioni al loro dovere, al loro impegno, alle loro responsabilità. Ma ciò che anima dall’interno il nostro essere operatori della carità in tutti i settori è l’amore per Cristo, che si fa amore di Cristo. Amo l’altro non come lo vedo io, ma come lo vede il Signore. Amare il Signore, amare nel nome del Signore, amare come il Signore”.
Che cosa rispondere a questo accorato appello del vescovo Gerardo  che a soli otto giorni dal suo arrivo in Diocesi, si immerge nella realtà della carità e ci immerge nella fede? Il nostro grazie per l’incoraggiamento, per il nostro impegno, per vivere ed essere insieme testimoni di Cristo risorto, per quanto ci è dato di raggiungere con il nostro piccolo contributo. Noi mettiamo solo  l’acqua nelle giare e sappiamo che sarà trasformata nel vino della festa e della condivisione per tutti.

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