17.1.17

FRANCO FIORINI RADICI

 FRANCO FIORINI  RADICI

 Franco Fiorini, già maestro elementare e insignito di numerosi premi letterari nazionali ed internazionali, nel 2008 ha pubblicato, per la casa editrice Il club degli autori ( collana Le schegge d’oro ) la raccolta poetica “Radici”. Essa si divide in due parti: la prima comprende poesie in lingua mentre la seconda, dal titolo “ ‘Nnanzi allu presepiu”, comprende liriche in dialetto verolano dedicate al presepe di Natale. Nelle prime liriche è presente il tema dell’amore che il poeta nutre per sua moglie Enrica la quale viene da lui vista come presenza amica. “Se io fossi” è una poesia in cui l’autore ci dice che, se fosse il sole porterebbe la sua donna su di un carro di fuoco in un regno luminoso mentre se fosse vento su di una nube di lana costruendo una casa. Se invece fosse un re costruirebbe, come se fosse il principe azzurro, un immenso castello colorato. Lui, però, è un uomo e può dare all’amata soltanto una casa costruita di pietra in cui vive assieme al piccolo figlio che piange perché bisognoso di cure. Bellissima la lirica dal titolo “Il volto di Pietro” dedicata a San Pietro, primo Papa nella storia. Il poeta lo descrive nel suo lavoro di minatore a Wadovice per poi parlare del suo volto, ormai sofferente, dopo una vita di pescatore. “Figlia” è una dedica in versi alla primogenita Angelica. Suo padre ricorda gli anni in cui, bambina, la figlia giocava assieme al fratello Emanuele correndo a perdifiato lungo la faggeta per poi passare a parlare del giorno in cui l’ha accompagnata all’altare dove si è sposata con il fisioterapista Domenico De Maio. “Parolificio” è un gioco di parole in cui l’autore passa in rassegna i vari hobbies dell’uomo: dal teletifoso ammiratore di Aldo Biscardi al buonista che, oltre ad essere pacifista, è anche animalista ed ecologista. Lo stesso poeta, accademico ed innocuo sostenitore della Crusca, è confuso nell’esprimersi attraverso vari scioglilingua. “Le mie Radici” è un ricordo della sua infanzia in cui lo vediamo bambino, tra le vigne e le sementi, in mezzo ai sassi mentre osserva una donna curva intenta a falciare il grano. Ricorda, infine, i suoi genitori. “Perdono”, dedicata a suo figlio Emanuele, è una lirica in cui un padre chiede scusa a suo figlio e che, alla fine, lo ritrae su di una collina osservare, assieme a lui, i ridenti colori dell’arcobaleno. “Figli del vento” ha ricevuto il 2° premio nell’ambito del concorso letterario “Città di Monza” nel 2006. In questo componimento poetico l’autore ricorda la sua generazione negli anni dell’adolescenza.

L’anno dopo, sempre nell’ambito di tale manifestazione, il poeta verolano si è classificato al quarto posto con la poesia “Stasera al tramonto”. La seconda parte comprende alcune liriche in vernacolo dedicate al Natale. All’inizio il poeta ci parla della nascita di Gesù a cui dedica la lirica “Allu bambinu”. Parla, poi, del padre putativo San Giuseppe e della madre Maria ( la Madonna ). La lirica “La notte de Natalu” è una traduzione in dialetto verolano de “La notte di Natale”” scritta da Diego Valeri. Chiudono la raccolta “Preghiera de ‘nna uttarella” in cui si parla di povertà in quanto la protagonista è una bambina che si rivolge a Gesù Bambino dicendole che non può avere i doni natalizi in quanto i suoi genitori non lavorano e “Natalu de ‘nna vota” in cui il poeta ricorda il Natale di quando era adolescente quando le donne erano intente in cucina a preparare le crespelle ed il baccalà mentre i mariti accendevano il camino con un ciocco di legno. Dopo la cena ci si recava alla tradizionale messa di mezzanotte dove la gente si abbracciava tra di loro augurandosi un felice Natale.

* Veroli 17 gennaio 2017. Gabriele Mattacola.

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