10.7.12

Brigante Chiavone, 150° anniversario della morte (4)

MEMORIE DI UN EX CAPOBRIGANTE di LUDWIG RICHARD ZIMMERMANN TRADUZIONE, NOTE E COMMENTO di ERMINIO de BIASE

Titolo originale dell’opera: Erinnerungen eines ehemaligen Briganten-Chefs Berlin 1868 – NAPOLI 2007 [ISBN 978-88-89776-65-0 – pp 304 – Ril. in tela, sovraccoperta a colori – Ill.ni nel testo -  € 30,00]

L’AUTORE: Ludwig (Heinrich Emil) Richard (Luitpold) Zimmermann, terzogenito del segretario del distretto granducale di Alsfeld, Heinrich Karl e di Carolina Münch, nacque tra le dieci e le undici di sera del 21 novembre 1838 ad Alsfeld, presso Darmstadt, città dell’Assia poco più a sud di Francoforte sul Meno, dove fu poi battezzato con rito evangelico il 26 del successivo mese di dicembre. Verosimilmente, nel 1853 (?) era il più giovane cadetto del 1° fanteria dell’”imperial-regio” esercito austro-ungarico. Nel 1859, combatté contro i franco-piemontesi nella cosiddetta Seconda Guerra di Indipendenza, rimanendo ferito nella battaglia di Solferino. Lasciata l’armata imperiale, per non abbandonare, però, il ruolo di guerriero a cui lo condannava la sua indole militaresca, si fece reclutare, prima col grado di capitano e poi con quello di maggiore, dal comitato borbonico di Roma in quell’esercito “irregolare” di Briganti, grazie alle cui imprese di guerriglia la dinastia borbonica avrebbe dovuto recuperare quel Regno delle Due Sicilie che, solo un anno prima s’era repentinamente disciolto come neve al sole. La sua avventura di Brigante durerà, in tutto, poco più di un anno: dalla fine di agosto del 1861 alla metà di ottobre dell’anno successivo, quando farà definitivamente ritorno in Austria. 

Qui, tre anni dopo, pubblicherà le sue Erinnerungen eines ehemaligen Brigantenchefs. Nello stesso anno partecipò, per conto di un giornale militare, alla campagna nello Schleswig-Holstein, nell’estremo nord della Germania e, nel 1866, fu corrispondente di guerra in Boemia. Ritornato in Austria, l’anno successivo fondò a Graz, capoluogo della Stiria, il giornale radicale Freiheit, i cui polemici articoli fortemente anticlericali non poche grane gli procurarono con le autorità (nei tre anni di vita del giornale fu citato in giudizio per ben cinquanta volte!) finché, il 24 gennaio del 1871 fu addirittura espulso dall’Austria. Fedele al suo anticlericalismo fu di nuovo a Napoli nel 1869 per partecipare al Controconcilio Vaticano I. Dopo questi avvenimenti non si hanno più notizie certe su di lui. Muore, probabilmente, nel 1887. Fra gli altri suoi scritti ricordiamo: Pfaffenpeitsche, Märzveilchen, Wanderung in Österreich, Lose Skizzen aus dem österreichischen Soldatenleben, Fastenspredigten für Menschen und Ultramontane.  

Trama del libro: Il ventiduenne Ludwig Richard Zimmermann, ex ufficiale dell’esercito austro-ungarico, alla fine di agosto del 1861, giunge a Roma per mettere il suo braccio a disposizione di Francesco II, ormai ex Re delle Due Sicilie e della sua eroica consorte, Maria Sofia von Wittelsbach, l’eroina di Gaeta. Egli è affascinato dalla sfortuna della giovane coppia reale in esilio ma segue anche l’impulso del suo animo che lo portava dalla parte di poveri montanari che conducevano la battaglia della disperazione contro le grandi idee dei tempi moderni. Viene destinato alle truppe del “Brigante” Luigi Alonzi “Chiavone” che opera sulle Montagne di Sora, alla volta delle quali parte sotto falso nome. Attraverso Valmontone, Alatri, Scifelli arriva su Monte Favone (oggi Pedicino) dove sono stanziate le truppe del capomassa sorano. 

Diversi sono gli episodi di “Brigantaggio” nel libro ma, oltre alle scaramucce con i piemontesi descritte, affascinano il lettore le descrizioni dei luoghi in cui avvengono i fatti narrati, luoghi che oggi, a noi del XXI secolo appaiono come da favola: vasti altipiani, vastissimi faggeti e fitti querceti, immacolate fonti alpestre di cui ci pare udire il gorgoglio dell’acqua che sgorga pura, fresca ed ancora incontaminata... E poi c’è una fauna ricca di aquile di gufi, di civette e di capre… selvatiche. Tutte le rocce che circondano questi scenari sono spesso arrossati da infuocati tramonti ma, ahimè, ancor più spesso, dal sangue versato dei “Briganti” che, forse, pur sapendo di morire per una causa senza speranza, continuano a combattere per un Re ed una Regina che non torneranno più. 

Nel libro si alternano combattimenti, tradimenti, morti, fucilazioni, incendi, fughe ma, nel racconto, c’è anche spazio per qualche amore …clandestino. Di Ludwig Richard Zimmermann e del suo libro scritto più di centotrent’anni fa e mai, fino ad oggi, tradotto integralmente in italiano, hanno parlato Michele Ferri nel suo saggio IL BRIGANTE CHIAVONE, Michele Topa ne I BRIGANTI DI SUA MAESTA’ e Benedetto Croce in ANEDDOTI DI VARIA LETTERATURA. Nella biblioteca di quest’ultimo si trovava l’unica copia originale reperibile in Italia (almeno fino al 2002, quando Erminio de Biase, motivato dal suo inesauribile interesse storico per quello che fu il Regno delle Due Sicilie e forte del suo ultraquarantennale rapporto con la lingua di Goethe) decise di cimentarsi nella traduzione.

IL 14 DICEMBRE 2007, IL LIBRO HA CONSEGUITO IL PREMIO INTERNAZIONALE GIORNALISTICO INARS CIOCIARIA”.

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